Battaglia Terme (PD) – selecontrollore uccide un Daino e lo lascia morire di patimenti
Un Capriolo, un Daino… quanti animali dovranno essere condannati a una morte atroce prima che il loro assassino venga processato? La Giustizia Tace, Noi No!
In una fredda notte di settembre del 2024, un giovane daino ha vissuto un’agonia inimmaginabile. Colpito da un colpo di arma da fuoco sparato da un selecontrollore “autorizzato”, G.M., l’animale è stato lasciato a morire in una vigna di Battaglia Terme (PD), all’interno del Parco Regionale dei Colli Euganei.
Le ferite non furono immediate letali in quanto il daino, colpito lateralmente all’arto anteriore con un fucile di piccolo calibro, assolutamente inidoneo per abbattimento di un animale di circa 100 kg, trascorse inferno di sofferenze indicibili, incapace di muoversi, dissanguandosi, mangiato vivo da vermi e insetti, come documentato da un video che nessuno può guardare senza provare sdegno.
È stato trovato casualmente, ancora vivo, ma atterrito e irrimediabilmente condannato. Questo non è un incidente di caccia. È una sequenza di condotte scellerate che violano ogni regola e principio di tutela da un esperto selecontrollore.
Infatti, l’autorizzazione rilasciata dall’Ente Parco consentiva l’abbattimento di cinghiali unicamente da postazione fissa e per un periodo di soli 15 giorni. G. M. ha invece sparato a un daino, una specie completamente diversa che neanche un non esperto riuscirebbe a confondere, e per di più lo ha fatto ben due mesi dopo la scadenza del permesso.
Ma le violazioni non sono finite qui, la dinamica del ferimento (colpo laterale) e la distanza percorsa dall’animale ferito provano che il colpo non è partito da una postazione fissa, come imponeva l’autorizzazione, ma da una caccia vagante, rigorosamente vietatanel Parco Colli.
Dopo aver inferto al daino un colpo crudele, non risolutivo e quindi del tutto inutile – in quanto sparato con un’arma e in una modalità incapaci di causare una morte immediata, ma solo una ferita atroce – G.M. lo ha abbandonato e lasciato morire dissanguato, senza attivare gli interventi di soccorso previsti dalla legge.
Questa omissione, deliberata quanto spietata, ha condannato l’animale a un’agonia indicibile, a quella morte straziante e alla paura che ancora si può leggere nei suoi occhi.
Nonostante una denuncia dettagliata dal Movimento CENTOPERCENTOANIMALISTI, il Pubblico Ministero ha chiesto l’archiviazione e il Giudice ha archiviato il procedimento.
È una sconfitta per la giustizia di un Paese civile e una beffa per l’articolo 9 della Costituzione. Il sistema ha chiuso gli occhi di fronte a sofferenze documentate e intollerabili, che integrano il reato di maltrattamento.
Si tratta, infatti, della violazione palese delle norme che tutelano le Zone Speciali di Conservazione della Rete Natura 2000, dell’omissione dell’obbligo di soccorso da parte di un esperto negligente e, in definitiva, dell’incapacità di rispettare la natura, condannando un animale grazioso e dignitoso divorato dalle mosche. “Miserabile”, avrebbe detto Dostoevskij.
La speranza di trovare Giustizia però rimane.
Lo dimostra un recente precedente del GIP di Trento che, in un caso analogo (orso M90) dove il P.M. ha chiesto l’archiviazione, ha disposto invecel’imputazione coatta per maltrattamento per sofferenze inflitte durante un abbattimento. Anche in questo caso CENTOPERCENTOANIMALISTI ha chiesto ancora una volta di ribaltare l’archiviazione e rinviare al giudizio l’esperto dell’abbattimento delle creature meravigliose, colpevoli solo perché vivevano all’interno di un’area protetta, ma non solo sulla carta.
Chiediamo l riapertura delle indagini da parte della Procura di Padova, con l’iscrizione nel registro degli indagati di G. M. per il reato di maltrattamento di animali.
Una revisione urgente delle procedure di selecontrollo nel Parco, per garantire che non si ripetano mai più simili atrocità sotto la copertura di “prelievi autorizzati”.
Rispetto della volontà del legislatore e della Costituzione, che ora tutela esplicitamente ambiente e animali (art. 9 Cost.), e applicazione effettiva delle leggi a protezione del benessere animale.
Il daino di via Cataio non è una statistica. È il simbolo di un sistema che troppo spesso tratta la vita degli animali selvatici con negligenza e impunità.
La sua morte atroce non deve essere archiviata insieme al fascicolo. La loro sofferenza non è un optional giuridico. La nostra indignazione non si archivia.
Movimento CENTOPERCENTOANIMALISTI
VIDEO DEL POVERO DAINO TROVATO ANCORA AGONIZZANTE
LE FOTO



